di Tonino Cagnucci
Stanotte è quella degli ottantamila, quelle notte di cui parli sempre, ma che non capitano quasi mai. Stanotte c'è il Manchester United. Sono le notti a cui pensi con la nostalgia delle cose non ancora accadute e che forse non accadranno mai: saranno le 20.45, a un certo punto. E' in quel momento che ci saranno gli ottantamila, gli stessi, sorpassando generazioni, che si sono dati appuntamento silenzioso da più di vent'anni: converranno insieme. Ci saranno tutti i romanisti, anche quelli che non ci sono più. E' questo il miracolo. Il Teatro dei Sogni è qui. Stanotte hanno pagato tutti, pure i portoghesi, sperando che Cristiano Ronaldo lo farà in campo. In tribuna ci sarà Spielberg per questo incontro ravvicinato che non s'è mai visto: a casa nostra arrivano altro che gli Ufo: c'è la stirpe di Best, di Charlton e Cantona, arriva la storia del futtball. Quando a Campo Testaccio si sentiva ancora l'eco dell'Inno, l'Old Trafford veniva bombardato dai tedeschi. E poi in Germania il Manchester United sarebbe scomparso, anzi rinato con quel manipolo sopravvissuto capace di diventare campione d'Europa lasciandosi dietro la morte. C'è tutto questo che viene a fare toc-toc alle nostre porte. Sono spalancate. Ogni persona che verrà, sarà un posto a tavola aggiunto, uno spazio aperto all'indifferenza, una risposta alla discoteca, ai filmetti in prima serata, alla routine addormentata.
Malgrado le cattiverie e i tempi cattivi, Roma resta Città Aperta, più di quanto non sappia dire qualsiasi dichiarazione del sindaco e qualsiasi provvedimento del Prefetto: sarà la gente romanista a rispondere alle offese spedite in una lettera senza senso. Sarà la Curva Sud la cartolina da spedire al mondo. Coreografia o meno, oggi è da lì, dalla parte destra dei calciatori quando entrano in campo, che loro, gli eroi col privilegio di esserlo, troveranno come non mai spunto, motivo, sogno. Poi quando si volteranno verso la tribuna e alle telecamere di tutto il mondo (ce ne sono 120) per salutare, sentiranno meglio che il canto parte dalla parte dove batte il cuore. Farà tum-tum, come i tamburi di una volta. Come stavolta.
C'è stata l'attesa simile a quel 25 aprile di Liberazione per davvero, quando per due settimane si contarono (tutto li contarono) persino i minuti alla rivincita col Dundee United. Quel giorno a Roma era come a Ferragosto di un film di Risi o di Antonioni: deserto. Quel giorno gli ottantamila erano tutti lì all'ora di pranzo. Oggi gli uffici chiuderanno prima, i doposcuola sono aboliti, permessi e ferie a iosa, perchè è tutta la giornata che va gustata. Sofferta, sognata. Come quella volta d'aprile, la stessa.
Anche all'epoca c'era un allenatore scozzese da zittire, anche all'epoca c'era un traguardo che all'inizio sembrava impossibile da tagliare. Anche oggi la storia si fa qui: si deve osare, si deve sognare oltre lo 0-0. Perché tutti a dire del Lione, del precedente importante e beneaugurante, ma non è così: coi francesi lo stadio non era pieno, la Roma aveva ancora paura di scoprirsi grande, così tanto da agguantare i sogni, e la gente allo stadio era divisa dagli equivoci e dalle paure di una morte assurda allo stadio. Quella non è stata una notte da ottantamila. Il pomeriggio del 16 marzo del 1986 invece sì.
Quel giorno la gente romanista riempì l'Olimpico aperto (non erano tempi in cui c'era bisogno di copertura) e lo colorò per la prima volta nella storia degli stadi di calcio in ogni (dis)ordine posto, la Juventus, la nemica che adesso ha da pensare all'Albinoleffe, finì per perdere 3-0. Successe perché era stato deciso dall'inizio: «Oggi abbiamo perso», disse Platini a Cabrini appena entrati in campo. Oggi il Manchester deve aver perso. C'è Roma allo stadio, c'è Roma come c'era il 17 giugno del 2001, come c'era una volta, nei mercoledì di coppa, ogni giorno (notte o pomeriggio) di questa storia che la prossima estate conta 80 anni, eppure è eterna. Però una partita così non l'ha mai vista, né col Goteborg o col Cska o con la Dinamo Berlino... Col Liverpool ovviamente non s'è mai giocato. Questa è la miglior partita possibile per un romanista, questo quarto di finale che per quanto è bello ti fa male. Solitamente quando è così è perché sei innamorato.
Non c'è altro motivo, altrimenti, perché gli ottantamila si diano appuntamento allo stadio e si ritrovino tutti dopo più di vent'anni allo stesso posto. Apposta la fila era così lunga.
Fonte www.ilRomanista.it 4/4/2007
mercoledì 4 aprile 2007
lunedì 2 aprile 2007
Via i «lucchetti» dai brani Emi su iTunes

LONDRA - Via i «lucchetti» dai brani della Emi venduti su iTunes, il negozio online di musica digitale della Apple: dai Rolling Stones a Norah Jones fino ai Coldplay, tutto il catalogo della casa discografica inglese (tranne i Beatles) entro maggio si potrà ascoltare su qualsiasi lettore mp3 della concorrenza e non solo sull'iPod, come accadeva fino a oggi. E' stata la stessa Emi ad annunciare l'accordo siglato con la Apple in base al quale rinuncerà ai diritti di copyright sul catalogo musicale disponibile su iTunes. La casa discografica abbandonerà dunque le misure antipirateria denominate Drm, Digital Right Management e iTunes sarà il primo rivenditore online del nuovo formato. Il colosso informatico americano tira un sospiro di sollievo: l'esclusività del sistema iTunes-iPod aveva infatti suscitato le critiche di molte associazioni europee di consumatori.
DOWNLOAD SENZA COPYRIGHT - «La nuova offerta musicale a più alta qualità, priva del Drm completerà la gamma dei download protetti dal Drm e già disponibili» - si legge in una nota di Emi. L’intesa consentirà agli utenti del software iTunes, proprietà di Apple, di scaricare senza alcuna restrizione di copyright i brani dei fuoriclasse della scuderia Emi. Rinviata invece a un futuro indefinito la possibilità per gli appassionati di scaricare i brani dei Beatles. Dall’accordo rimangono infatti fuori capolavori come «Sergent Pepper» a «Come together». L’amministratore delegato dell’etichetta, Eric Nicoli, ha spiegato che per il catalogo del quartetto inglese su iTuness bisognerà ancora aspettare. «Ci stiamo lavorando», ha assicurato.
Fonte www.corriere.it 02 aprile 2007
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